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Figlie dell'epoca

Siamo figli dell’epoca

l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre

faccende diurne, notturne,

sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no

i tuoi geni hanno un passato politico

la tua pelle una sfumatura politica

i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza

ciò di cui taci ha una valenza

in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi

fai passi politici

su uno sfondo politico.

Non devi neppure essere una creatura umana

per assumere un significato politico.

Basta che tu sia petrolio

mangime arricchito o materiale riciclabile.

O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma

si è disputato per mesi

se negoziare la vita e la morte

intorno a un tavolo rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,

gli animali crepavano,

le case bruciavano,

i campi inselvatichivano

come nelle epoche più remote

e meno politiche.

(Figli dell’epoca, Wisława Szymborska)


Questo estratto non parla dell’assedio di Sarajevo e della guerra in Bosnia-Erzegovina. O forse sì. Il monologo Figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra mette al centro del suo racconto un fatto poco conosciuto della storia del primo conflitto mondiale: il Congresso internazionale delle Donne tenutosi a L’Aja (Olanda) il 28 aprile 1915. Attraversando i confini di un continente in guerra, 1.136 donne pacifiste provenienti da tutta Europa e dall’America si riunirono per cercare insieme la strada per una pace possibile. Donne che, in tutti i conflitti, sono vittime di abusi e violenze ma allo stesso tempo soggetto attivo nella lotta per la pace. Esattamente come è stato a Sarajevo durante la guerra.


Roberta Biagiarelli diventa un ponte tra le donne di ieri e quelle di oggi. Mette a confronto le sue esperienze di donna e attrice impegnata a raccontare da tempo la guerra balcanica con quelle donne che si opposero al primo conflitto mondiale. Donne con biografie poco note al grande pubblico, come ad esempio: Jane Addams, pacifista, femminista e premio Nobel per la Pace nel 1931; Rosa Genoni, stilista milanese e unica italiana presente al Congresso; Margherita Parodi Kaiser, la sola crocerossina medaglia di bronzo al valore sepolta fra i 100.000 soldati nel Sacrario di Redipuglia. Uno spettacolo di genere e di pace, per mettere al centro con sapienza e tenacia l’urgente cambio di passo e di sguardo, la necessità di un reale protagonismo politico e concreto delle donne. Un progetto che in questo tempo buio si attualizza, caricandosi di nuove ansie e responsabilità: vedere tornare in Europa dopo l’ultimo conflitto nei Balcani le stesse dinamiche di violenza e crudeltà sulla popolazione civile.


L'opera teatrale racconta del Congresso Internazionale delle Donne del 1915, che si svolse ad L'Aja durante la Prima Guerra Mondiale, e il coinvolgimento di donne straordinarie come Aletta Jacobs e Jane Addams, che hanno avuto un ruolo cruciale nel movimento pacifista e suffragista. Questo congresso, che riunì donne di vari paesi in guerra e neutri, si focalizzò sulla necessità di fermare la guerra e sul diritto di voto delle donne. Nonostante le difficoltà logistiche e politiche dell'epoca, il congresso si svolse con il coraggio di molte donne che, sfidando le proprie nazioni belligeranti, si unirono per una causa comune.


Le protagoniste del racconto sono diverse: Jane Addams, pacifista e femminista, che divenne simbolo dell'internazionalismo femminile e fondò il welfare in America; Rosa Genoni, un'affermata stilista italiana che partecipò al congresso come unica rappresentante italiana, ed è descritta come una donna forte e intraprendente, che aveva dedicato la sua vita a migliorare la condizione delle donne e delle lavoratrici.


Il congresso non solo si occupò di temi come la pace e i diritti civili delle donne, ma divenne anche un simbolo della solidarietà internazionale tra donne di nazionalità diverse, unite dal desiderio di fermare la guerra e migliorare la condizione femminile. Nonostante le difficoltà del periodo, come la guerra e la situazione politica di ciascun paese, le donne che parteciparono al congresso dimostrarono un impegno straordinario e coraggioso. Il congresso, che si tenne in un contesto di tensione e distruzione mondiale, segnò un momento significativo per il movimento femminista e pacifista. 


Il discorso di apertura, pronunciato da Aletta Jacobs, riassume l'intento pacifista e il coraggio delle partecipanti, chiedendo una condanna alla guerra e una maggiore partecipazione delle donne nella vita politica.

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