Egli reinterpreta la fisica di Telesio alla luce di suggestioni tratte dalla magia e dalla metafisica, che lo portano a sostenere l'universale animazione di tutte le cose del mondo. Queste, alla pari degli animale e degli uomini, sono dotate di sensibilità. L'esperienza sensibile è per il filosofo il fulcro dell'attività conoscitiva: a differenza della ragione i sensi non hanno bisogno di prove e garantiscono una conoscenza certa.
L'opera più nota di Campanella è La città del sole, un testo appartenente al generale letterario dell'"utopia" (indica un luogo che non c'è, ideale), sviluppatosi sulle norme di un'antica tradizione risalente alla Repubblica platonica, dove si delineavano le caratteristiche di uno Stato perfetto.
In questo testo Campanella propone un modello ideale della società, che egli si illuse di poter realizzare concretamente. L'opera si svolse come un dialogo tra un nobile e un navigatore genovese: quest'ultimo racconta la storia di una città che ha potuto visitare in un'isola equatoriale, città in cui la famiglia è abolita, la proprietà privata e la schiavitù aborrite, il lavoro considerato un grande valore che nobilita l'uomo. In tale società il potere è affidato a un sommo sacerdote, Sol, e a tre ministri, Pon, Sir e Mor, personificazioni rispettivamente della potenza (Pon), della sapienza (Sir) e dell'amore (Mor), a cui aspetta il controllo dell'attività bellica di (Pon), delle scienze e delle arti (Sir), della salute e della riproduzione (Mor).
Nell'utopia di Campanella le scienze e la tecnica sono enormemente esaltate, così come la magia e l'astrologia. Egli riserva una grande attenzione alla formazione dei ragazzi, sottolineando non solo la necessità di un'istruzione basata sull'osservazione diretta delle cose, ma anche il bisogno di sradicare dal mondo l'ignoranza, fonte di tutti i mali.


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