Nel film si ripercorre la vita e il pensiero del filosofo René Descartes. Nei primi decenni del Seicento in Francia, Cartesio sviluppa la geometria analitica, superando le teorie degli antichi greci come Aristotele ed Euclide, ritenute ormai inadatte al progresso scientifico. Ostacolato dalla Controriforma cattolica, come accadde anche a Galileo Galilei, Cartesio si scontra con l’autorità ecclesiastica e trova rifugio in Francia, dove le sue idee rivoluzionarie trovano maggiore tolleranza.
Egli unisce matematica, geometria e religione, arrivando a concetti fondamentali come la distinzione tra res extensa (si occupa di tutto ciò che ha una fine e che è imperfetto e misurabile) e res cogitans (include ciò che è impalpabile, incomparabile e infinito, come l’anima e Dio). Nel Discorso sul metodo, Cartesio delinea un approccio fondato sul dubbio sistematico e sulla certezza del “Cogito, ergo sum”, affermando che il pensiero è la prova dell’esistenza. Mediante il dubbio e lo scetticismo, Cartesio è consapevole di avere una sola certezza: quella di pensare. Nel momento in cui egli pensa, significa che sta facendo qualcosa.
Cartesio è da molti considerato il "padre della filosofia moderna" per aver messo radicalmente in discussione il sapere tradizionale e aver spostato il fulcro della ricerca filosofica sul soggetto e sulla sua razionalità. Egli inizia il proprio percorso di ricerca accogliendo la sfida dello scetticismo e mettendo in dubbio l'intero sistema delle conoscenze. La sua insoddisfazione nasce in particolare dall'assenza di un metodo capace di guidare il cammino della conoscenza e di confrontarsi con le conquiste della scienza e della matematica. A differenza dello scetticismo il suo "dubbio" non è fine a se stesso, ma rappresenta un mezzo per sgombrare il terreno dalle opinioni false accumulatesi nei secoli e raggiungere poche verità su cui fondare il nuovo edificio del sapere.
Cartesio , nome italianizzato di René Descartes, nasce nel 1596 a La Haye nella regione francese della Touraine. Dopo gli studi nel collegio di La Flèche nel 1616 si laurea a Poitiers in diritto canonico e civile e nel 1618 si arruola volontario in uno dei due eserciti francesi stanziati a Breda. Tra il 1620 e il 1625 intraprende una serie di viaggi, visitando anche l'Italia, per poi stabilirsi a Parigi dal 1625 al 1628. Dal 1629 si trasferisce in Olanda, dove vive per un lungo tempo dedicandosi ai suoi studi. Nel 1649m su invito della regina Cristina, Cartesio di stabilisce in Svezia, a Stoccolma, dove muore di polmonite nel febbraio del 1650.
Il dubbio "iperbolico" dalle Meditazioni metafisiche
Il cogito quale unica certezza indubitabile dalle Meditazioni metafisiche
Le idee e la loro causa
L'unico modo per scoprire se alle idee che possediamo nella mente corrisponde effettivamente una realtà esterna è interrogarsi sulle loro cause. Il principio che guida il ragionamento del filosofo è che la causa di un'idea non può contenere minore perfezione e realtà dell'idea che produce; in altre parole, ogni idea deve necessariamente avere una causa che sia a essa proporzionata.
Il problema di Dio e della sua esistenza
Cartesio fornisce un secondo argomento a favore dell'esistenza di Dio: se fosse l'uomo la causa di se stesso, si sarebbe dato tutte quelle perfezioni di cui ha l'idea, ma che non possiede effettivamente; pertanto, bisogna riconoscere che Dio esiste e che ha creato l'uomo finito, ponendo però in lui l'idea dell'infinito e della perfezione.
Il filosofo presenta un terzo argomento dell'esistenza di Dio; si tratta della prova ontologica. Dio deve esistere necessariamente, perché non possiamo pensarlo senza includere, nell'idea che abbiamo della sua natura o essenza, l'esistenza. L'assoluta perfezione implica l'esistenza: infatti, se ipotizziamo un essere perfetto e ci sforziamo di enunciarne le perfezioni, ad esempio l'onniscienza, l'onnipotenza, la bontà, non possiamo fare a meno di aggiungere anche l'esistenza.
Dall'esistenza di Dio alla verità del mondo
All'inizio della "Quarta Meditazione" il filosofo afferma che, grazie alla certezza dell'esistenza di Dio, può "scoprire un cammino che ci condurrà da questa contemplazione del vero Dio alla conoscenza delle altre cose dell'universo".
Il primo passaggio dell'argomentazione consiste nel riconoscere che, se Dio è l'essere perfetto, non può che essere anche buono e non può ingannare gli uomini, altrimenti sarebbe malvagio e quindi sommamente imperfetto.
Il secondo passaggio dell'argomentazione cartesiana è che il sapere che la ragione umana raggiunge in modo chiara e distintivo deve essere considerato assolutamente certo. Noi abbiamo ricevuto da Dio, nostro creatore, la facoltà di giudicare e distinguere il vero dal falso; tutto quello che la ragione ci presenta come vero in modo chiaro e distinto deve ritenersi tale, se non vogliamo ammettere l'assurda idea che Dio ci inganni.
Nel terzo passaggio della sua argomentazione Cartesio si pone un interrogativo: se io ricevo da Dio una facoltà intellettiva attendibile e se egli non mi inganna, allora l'errore non esiste? Il filosofo riconosce che l'esperienza attesta il verificarsi di un'infinità di errori e di falsità, ma afferma che questi, non potendo derivare da Dio, sono responsabilità unicamente degli uomini. L'errore non deriva dall'intelletto che Dio ci ha donato, ma dalla volontà che in noi è "molto ampia ed estesa", tanto da trarre in inganno, a volte, lo stesso intelletto, costringendolo a dare l'assenso a cose che non percepisce chiaramente e distintamente.
La conoscenza del mondo fisico
L'estensione dei corpi e la conoscenza scientifica
Cartesio, per quanto reputi importante l'osservazione empirica, ritiene che la conoscenza scientifica si ottenga attraverso la ragione e non grazie ai sensi. In accordo con la fisica moderna, il filosofo pensa che il colore, l'odore, il sapore dei corpi siano proprietà "variabili" e "soggettive" e pertanto non passibili di considerazione scientifica. La scienza studia solo le qualità oggettive delle cose, ossia quelle che ineriscono stabilmente alla sostanza estesa, come la lunghezza, la larghezza e la profondità.
le caratteristiche della materia
Il mondo si presenta a Cartesio come materia, ossia come una grande "sostanza estesa" (rex extensa). Quest'ultima è uniforme e continua e riempie allo stesso modo lunghezza, larghezza e profondità dello spazio. Il filosofo nega la possibilità del vuoto e considera il mondo come un tutto pieno. La sostanza estesa è senza limiti o indefinita. I corpi, spostandosi a velocità differente e incontrando altri corpi, si frantumano in tante particelle, che sono sempre divisibili in parti più piccole, in un processo infinito.
I principi della fisica cartesiana
La prima legge è quella dell'inerzia, secondo cui ogni parte di materia conserva il proprio stato finché non è urtata da un'altra. La seconda è quella del moto rettilineo, secondo cui ogni parte di materia in movimento tende a muoversi in linea retta. La terza è la legge della conservazione della quantità complessiva del moto, secondo la quale la quantità di moto che un corpo trasmette a un altro urtandolo è uguale a quella che perde. Tali leggi garantiscono la stabilità e l'ordine del mondo.
Tra i corpi non c'è altro rapporto se non quello del contatto vicendevole, con conseguente moto o spostamento di luogo. Cartesio esclude l'ipotesi dell'esistenza di altre forze, di attrazione o repulsione, in quanto non ammette l'azione di un corpo a distanza.
Un altro aspetto della modernità di Cartesio è rappresentato dalla sua critica al finalismo della natura. La "causa finale" rivestiva un ruolo molto importante nella fisica aristotelica, in quanto spiegava il motivo per cui qualcosa avviene. Nella scolastica medievale il finalismo della natura si venne a caricare di una connotazione religiosa, assumendo un significato antropocentrico, in virtù del quale Dio avrebbe creato e conformato tutte le cose (mondo fisico, piante e animali) in funzione del benessere dell'uomo. Cartesio rifiuta tale concezione, sostenendo in primo luogo che l'uomo non può conoscere i disegni di Dio e poi il mondo non è un giardino edificato per la felicità delle creature, come la Bibbia lo presenta, bensì il prodotto necessario delle leggi della materia e del moto, senza nessuna connessione con le esigenze dell'essere umano.
Il meccanicismo
Il "meccanicismo" indica quelle dottrine che considerano la natura come una macchina, un congegno organizzato. Queste dottrine concepiscono l'universo come una grande macchina in cui tutto è retto da una causalità deterministica, cioè da rapporti di causa-effetto regolati e immutabili. Cartesio afferma esplicitamente che l'universo fisico può essere paragonato a una grande macchina, governata dalle leggi dei corpi estesi e in movimento.
La contrapposizione tra res cogitans e res extensa
L’analogia tra il corpo e la macchina
L’analogia
tra la macchina e il corpo umano viene affermata in vari luoghi
dell’opera cartesiana e trova la giustificazione del grande
interesse degli uomini del Seicento per gli ordigni meccanici un
interesse non soltanto scientifico ma dettato anche dalla stupida
curiosità verso le invenzioni tecniche più avanzate dell’epoca.
Nel discorso sul metodo Cartesio, dopo aver fornito una descrizione
dettagliata della fisiologia del corpo umano definisce automatici i
movimenti che il nostro corpo può compiere senza l’intervento
della volontà.
L’analogia corpo macchina trova però la sua
più completa applicazione nel mondo animale. A differenza dell’uomo
che essendo dotato di pensiero, ha un comportamento non completamente
riducibile a quello della macchina le bestie costituiscono per
Cartesio, l’esempio tipico di esseri viventi automatici
(“bestia-macchina”). Un discriminante fondamentale è
rappresentata dal linguaggio con cui uomini esprimono il proprio
pensiero in modo chiaro e preciso.
Il dualismo costituisce un
vero nodo problematico per il sistema cartesiano, oltre a urtare
contro il senso comune che sperimenta tutti i giorni come un’idea o
un pensiero possano suscitare la reazione del corpo e viceversa come
un deficit o una malattia del fisico possono nuocere a un corretto
processo di ideazione e apprendimento. Cartesio si rese conto della
difficoltà a cui la sua concezione si esponeva e ammise che doveva
esserci necessariamente una relazione tra corpo e anima. Egli cercò
di determinare il luogo in cui l’anima o mente interagisce con il
corpo individuando all’interno del cervello più in particolare
nella cosiddetta ghiandola pineale. L’unica componente del cervello
non divisa in due parti simmetriche e pertanto in grado di unificare
le sensazioni provenienti dagli organi di senso.
Il
problema del dualismo tra corpo e anima condiziona anche la
concezione delle passioni umane, un tema che si sviluppa nello
scritto “le passioni dell’anima”. In esso il filosofo cerca
appunto di superare il dualismo esprimendo una visione unitaria
dell’uomo. Egli distingue due tipi di funzioni umane:1) le azioni
che dipendono dalla volontà e quindi sono frutto dell’agire
libero2) le passioni - percezioni, sentimenti ed emozioni - che sono
affezioni involontarie causate dall’anima dalle forze meccaniche
del corpo.Secondo la sua ipotesi, le impressioni e le sensazioni non
sono altro che movimenti impressi dalle cose esterne ai nervi e
trasmessi attraverso le vibrazioni dei nervi stessi alla ghiandola
pineale. Tale impulso meccanico determina la fuoriuscita dalla
ghiandola di alcuni spiriti sottili gli spiriti vitali di natura
corporea che a loro volta fluendo nei condotti nervosi, mettono in
moto le varie parti del corpo indipendentemente dall’intervento
della volontà.Per Cartesio, le passioni non sono di per sé
negative, in quanto dispongono l’anima a preservare il corpo dal
pericolo.L’anima è sede di una lotta continua tra le passioni e la
ragione, un conflitto descritto dall’autore in termini
meccanicistici. La saggezza di sede proprio nel dominio della volontà
sulle passioni ed è grazie ad essa che l’uomo si svincolata dalla
soggezione del corpo per affermare il proprio libero arbitrio e la
propria autonomia. Per ottenere questo risultato egli deve educarsi a
controllare le reazioni scatenate dalle emozioni spesso contro la
propria volontà e deve imparare a distinguere ciò che nella sua
mente è determinato dagli impulsi degli spiriti vitali rispetto a
ciò che invece è frutto di una visione razionale delle cose. Solo
così diventa possibile discernere il bene dal male i comportamenti
adeguati da quelli deplorevoli.


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